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Molinari Arturo e… il G4

Giorgio e il Drago.
Installazione, 2018
cm 200x170

Giorgio non è un santo, è un metalmeccanico. Ogni giorno si confronta con la fucina, il calore, la fatica. Spesso si confronta con la bestia, l’altoforno. Giorgio non può vincere, può solo difendersi con i pochi attrezzi che ha. Il Drago è figlio dell’era industriale, sguazza nel petrolio, si nutre di minerale di ferro e di carbone e, talvolta, di metalmeccanici. Giorgio ha una corazza dorata e uno scudo di ghisa, l’interfaccia verso il mostro siderurgico amato e temuto, perché lui per vivere ha bisogno della bestia. Il Drago non ha corazza, nella sua essenza si intrecciano il legno, il carbone dei forni ancestrali e la pirite, dalla cui fusione scaturiscono propaggini metalliche. Giorgio fronteggia la bestia e sembra prevalere, ma farebbe bene a guardarsi le spalle. C’è ogni giorno, in ognuno di noi, un poco di quel confronto preoccupante che ci mantiene vivi.

G4 – Ottomani
San Sebastiano e il drago, 2010,
T.M. su compensato, cm 125x125

Quando ci stancammo di portare alle collettive un quadro ciascuno, che poi eravamo sempre io e Leonardo Tarrini a raccoglierli tutti per le regolari assenze degli altri due, ci venne in soccorso la nuova tecnica che chiamammo “ottomani”, cioè un unico quadro su cui il G4 si esprimeva solidalmente, però mantenendo intatte le singole personalità. Mettevamo in comune gli spunti per tracciare rapidamente i bozzetti, poi ognuno interpretava a piacere la sua parte. Di solito valeva il detto “chi prima arriva meglio alloggia” e infatti Umberto Croce che a studio era sempre in ritardo, si trovava a disposizione solo pochi ritagli di tela con cui completare la storia. Questo quadro, San Sebastiano e il drago, fu un’eccezione. C’erano spazi adeguati per tutti. Croce produsse un magnifico contrafforte alla Sironi, chiaro confine del regno dei draghi, e un draghetto in volo contro un cielo tempestoso; Tarrini un primo piano frastagliato e roccioso che digradava verso un fiordo; Uva dipinse un ascetico San Sebastiano al contrario, cioè munito di arco ma senza le frecce perché il buonismo del Maestro non avrebbe mai permesso che qualcuno si facesse male. Il drago in cui mi sono cimentato risultò alla fine più simile a una draghessa, che evidentemente si era subito resa conto della situazione e per nulla intimidita guardava piuttosto Sebastiano con occhio concupiscente. C’è un poco di Sebastiano in ognuno di noi.

Arturo Molinari

Via Bat Yam 22 , Livorno
Tel. 0586.502065
Cell. 335.8149042
1° classificato sez. scultura Rotonda 2014

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